Ip: 38.107.191.108 Data: 05-09-2010 18:04:04   

         
Ricerca una categoria di: Monreale
 
 
Ricerca Avanzata

Ricerca una azienda di: Monreale
 
 
Ricerca Avanzata


www.muvi.it
www.clickko.it
www.muvicity.it
www.saporidisiclia.it
www.aziendasicilia.it

 
LA STORIA
         

Imposta come Home Page

Cerca argomenti nel WEB

Aggiungi ai Preferiti

Scrivi in redazione
   

Monreale è un comune di 31.343 abitanti della provincia di Palermo e dista circa 2 km a sud dal capoluogo. È conosciuta nel mondo principalmente per il suo splendido duomo moresco-bizantino del XII secolo. Monreale si andò formando lentamente attorno alla potentissima comunità benedettina appositamente fatta venire da Guglielmo II, nel 1776, da Cava dei Tirreni. I poteri conferiti all’abate erano eccezionali ed erano esercitati in vastissimo territorio. La costruzione più rappresentativa di Monreale è il Duomo costruito, sempre per volontà di Guglielmo II, fra il 1172 e il 1176. Lo stile di questo monumento conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo è composito, poiché si uniscono gusti differenti che rimandano all’architettura dell’Europa del nord e all’arte araba.
Il prospetto principale, seguendo una tipologia francese, è racchiuso da torri angolari di cui si conservano quella meridionale, mentre il portico è d’epoca rinascimentale. Le absidi, col fitto intreccio d’archi acuti, evocano atmosfere arabeggianti esaltate dalla decorazione policroma creata dall’alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica. Molto importanti sono le porte bronzee in stile romanico: quella principale, eseguita da Bonanno Pisano, è composta da quaranta pannelli con scene tratte dalle narrazioni bibliche. L’interno, illuminato dai magnifici mosaici rilucenti d’oro che creano l’illusione di trovarsi in un luogo paradisiaco, è a croce latina, con le navate divise da colonne sormontate da una sequenza ritmica d’archi ogivali. L’intero edificio è rivestito da mosaici risalenti al tempo di Guglielmo II e forse di Tancredi (1194). La narrazione, che s’estende per ben 7584 m2, racconta l’intera storia del cristianesimo nei momenti dell’attesa di Cristo, della sua vicenda terrena e di ciò che è avvenuto dopo la sua morte e risurrezione.
Pur rimandando alla cultura bizantina, questi mosaici (soprattutto quelli più recenti) risentono del linguaggio romanico di quelli di San Marco a Venezia. Uno dei momenti più alti è costituito dall’immagine del Cristo Pantocratore che sembra dominare l’intera aula sacra. Fra i tesori della cattedrale sono da ricordare le cappelle di San Castrense, di San Benedetto e del SS. Crocifisso: quest’ultima splendido esempio di barocco a marmi mischi. La chiesa custodisce anche le tombe reali del primo e del secondo Guglielmo. Il tesoro della cattedrale conserva, fra le altre cose, arredi sacri (anche di fattura francese), una cassettina di rame smaltato del XIII secolo ed un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo), risalente al periodo gotico.
Il chiostro, altro luogo di delizie per gli occhi ed il cuore, è un vero capolavoro dell’arte della scultura e dell’intarsio di pietre dure. Le 228 colonnine gemine, ognuna delle quali presenta decori differenti, sono sormontate da elaboratissimi capitelli che sostengono archi d’ispirazione araba. Il chiostro, anch’esso coevo alla costruzione del Duomo, ha forma quadrangolare e racchiude, in un piccolo spazio, un intero campionario di forme e di culture desunti dall’arte provenzale, borgognona, dal classicismo dell’area salernitana e, come sempre in questa zona della Sicilia, dall’arte araba. Nell’angolo meridionale è il recinto quadrato con la fontana con alto stelo, che evoca la forma del tronco di una palma, e rimanda, con la delicatezza delle forme e dei colori, alle magiche e sensuali atmosfere delle dimore orientali. Ecco come Jean Houel descrive il chiostro di Monreale in Viaggio pittoresco nelle isole di Sicilia, di Lipari e di Malta (1787): “Le colonne sono tutte scanalate, alcune sono tortili, altre diritte. Sono tutte incrostate di mosaici colorati e dorati, di granito, di porfido, di ogni tipo di marmo che forma piccoli disegni di incantevole esattezza. I capitelli sono una mescolanza di fiori, frutta, di figure di animali di ogni specie… Questo chiostro è il monumento più completo, più ricercato che sia possibile costruire nel suo genere. È in questo luogo sublime che i più reclusi riammirano al mondo e alle sue pompe”.
Invece Guy de Maupassant scrive in La via errante (1885): "Il meraviglioso chiostro di Monreale suggerisce alla mente una tale sensazione di grazia che ci vorrebbe restare quasi per sempre. È molto grande, perfettamente quadrato, di un’eleganza delicata e fine; e chi non l’ha visto non può immaginare cosa sia l’armonia di un colonnato. La squisita proporzione, l’incredibile snellezza di tutte queste leggere colonnine, che vanno a due a due, a fianco a fianco, tutte differenti, alcune rivestite di mosaici, altre nude; alcune ricoperte da sculture d’incomparabile bellezza, altre adorne di un semplice disegno di pietra che vi sale attorno, avvolgendosi come una pianta rampicante, meravigliano lo sguardo, e poi lo affascinano, lo incantano, vi generano quella gioia artistica che le cose di un gusto assoluto fanno penetrare nell’anima attraverso gli occhi. Come tutte queste coppie di colonnine, anche tutti i capitelli di fattura incantevole, sono differenti. E ci si meraviglia contemporaneamente, cosa molto rara, dell’effetto mirabile dell’insieme, e della perfezione del particolare.
Non si può osservare questo autentico capolavoro di fine bellezza senza pensare ai versi di Victor Hugo sull’artista greco che seppe mettere “qualcosa di bello come un sorriso umano sul profilo dei Propilei. Questa divina passeggiata è racchiusa tra alte mura molto antiche, ad arcate ogivali; ed è tutto ciò che oggi rimane del convento benedettino. La Sicilia è la patria, la vera, l’unica patria dei colonnati. Tutti i cortili interni dei vecchi palazzi e delle vecchie case di Palermo ne contengono di stupendi, che sarebbero famosi altrove da quest’isola così ricca di monumenti. Il chiostrino della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, una delle più antiche chiese normanne a carattere orientale, sarebbe meno notevole di quello di Monreale, è ancora molto superiore a tutto ciò che io conosco di paragonabile”. Numerose sono le leggende del periodo normanno, ma forse la più suggestiva, corrispondente al fervore religioso che si diffuse nell’isola in seguito alla cacciata degli Arabi e al tema delle apparizioni soprannaturali, è quella che esalta l’opera di Guglielmo il Buono, soprattutto per la sua politica fiscale che è legata alla costruzione del Duomo di Monreale.
Si narra che Guglielmo, succeduto al padre sul trono di Sicilia, s’addormentasse sotto un carrubo un giorno colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna di cui era molto devoto che gli rivelò il segreto di una “travatura” con queste parole: “Nel luogo dove stai dormendo c’è nascosto il più grande tesoro del mondo: scavalo e costruiscici in questo luogo un tempio in mio onore”. Dette queste parole la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso alla rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d’oro che furono destinate subito alla costruzione del Duomo di Monreale (1176), per il quale furono chiamate maestranze arabe specie per i mosaici (“i mastri di l’oru”), che adornano non solo l’abside col Cristo Pantocratore, ma le pareti e le colonne. L’opera eccezionale e la leggenda sono celebrati da un canto popolare raccolto da Salvatore Salomone Marino, folclorista della scuola di Pitrè, che così recita tradotta in italiano:
Benedetto il maestro che la fece
Il Sovrano che la fece costruire
Non si conta e non si può dire quanto sia splendido e ricco
Non c’è oro, né argento, né moneta che basti
Maria che è imperatrice del cielo
Disse: “Il mio Trono mi voglio costruire”.
Invia dunque gli Angeli a costruire la Matrice
Ed essi fermeranno il volo a Monreale.

STORIA
Si presume tuttavia che la storia di Monreale sia ancora più antica e non nasca con il Duomo. Infatti tuttora esiste il toponimo locu vecchio riferito a una località sulle balze del Monte Caputo, in cui si pensa vi fosse un insediamento umano più antico. La leggenda invece narra che Guglielmo II, durante una battuta di caccia nei dintorni di Palermo, si riposò all’ombra di un carrubo. Addormentandosi, gli apparve in sogno la Madonna, che gli indicò il luogo dove si nascondeva un tesoro, che lui avrebbe dovuto utilizzare per costruire una chiesa. Più prosaicamente lo storico ritiene che il sito su cui erigere il meraviglioso duomo, non a caso intitolato a Santa Maria Nuova, fu scelto perché attiguo al più antico nucleo abitato del posto, ubicato nei pressi di una sorgente, attuale quartiere Pozzillo. Con la realizzazione del duomo, Guglielmo I mette in atto un grande progetto politico e strategico, gettando il seme della tolleranza e dell’ecumenismo.
Alla costruzione del tempio Guglielmo chiama a lavorare muratori arabi, artisti e mosaicisti bizantini e borgognoni per il chiostro e per tutto il complesso monumentale. Cento monaci furono inviati dal convento benedettino di Cava dei Tirreni nel nuovo monastero. L’abate Teobaldo, il primo dell’abbazia, divenne così arcivescovo di una nuova arcidiocesi che tanta importanza avrà nelle vicende politiche dell’epoca, arrivando ad essere governata da esponenti delle famiglie di primo piano, come i Medici e i Farnese, i Borgia e i Colonna, gli Orsini e i nobili di Spagna e Francia. L’arcidiocesi andò via via estendendosi: l’abate Teobaldo divenne signore di tre castelli (Giato, Corleone e Calatrasi) e ricevette in concessione vigne, giardini, mulini, tonnare. Le basi erano gettate. Accanto all’importante abbazia sorse una civitas, destinata a diventare crogiolo della civiltà latino - cristiana in una terra fino ad allora abitata dai Saraceni. L’età barocca vide il moltiplicarsi delle chiese contemporaneamente al fiorire delle attività.

   

Sito ottimizzato per Internet Explorer 6.0 - risoluzione di 1024x768

Copyright © 2000-2003 Powered by Muvi.it - Design by Modostudio